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PARCO BOTANICO

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    Un itinerario con la possibilità di accedere agli spettacoli naturali offerti dalle alte quote dolomitiche, senza dover faticare su lunghi e impervi percorsi, allo scopo di far conoscere le bellezze naturalistiche (botaniche in particolare) e favorire la presa di coscienza che questo patrimonio, bene comune, va apprezzato e tutelato, ed è responsabilità di tutti.

    Lo scopo non è, quello di offrire un percorso naturalistico rivolto a specialisti o a evidenziare le peculiarità più rare ed eccezionali, anche se i contenuti sono ispirati al rigore scientifico (di qui la scelta del nome latino, valido per tutte le lingue) e aggiornati all’attuale livello delle conoscenze.

    La scelta di questo itinerario non è casuale e nasce dalla convinzione che si tratti di un’occasione didatticamente preziosa per indirizzare gli escursionisti, e anche gruppi familiari, offrendo una chiave di interpretazione delle valenze naturalistiche di un territorio,con la successiva possibilità di approfondire, anche a casa propria, con gli strumenti che l’innovazione tecnologica ci mette a disposizione, i diversi aspetti che riguardano le singole piante (floristici), le comunità vegetali che esse edificano (geobotanici) e anche paesaggistici con le relazioni tra i fattori naturali del clima e del suolo e le attività umane che nel tempo hanno contribuito a delineare gli attuali popolamenti, anch’essi soggetti alle vicende del cambiamento climatico globale.

    Nel dettaglio non mancheranno le sorprese e le opportunità di cogliere spunti di riflessione che dovrebbero appartenere alle nostre coscienze e si spera vivamente che le prossime generazioni sapranno valorizzare e gestire meglio di noi.

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    I punti di osservazione (11) con relative indicazioni poste lungo il percorso offrono degli spunti di dettaglio che richiamano gli elementi più caratteristici della flora e della vegetazione, ma è l’intero percorso da considerare godibile e istruttivo.

    IL PERCORSO

    01

    Vegetazione degli sfasciumi di alta quota.
La notevole ricchezza della flora è originata dal mosaico di ambienti:
affioramenti rocciosi, falde detritiche, praterie primarie, vallette nivali,
creste ventose.
Le comunità vegetali meglio rappresentate sono: Luzuletum spadiceae con altri frammenti di comunità di Salicion herbaceae, Caricetum curvulae (nei diversi aspetti secondo l’evoluzione del suolo), frammenti di Androsacion alpinae, Gentianello anisodontae-Festucetum variae, Festucetum halleri, Juncetum trifidi.

    02

    Prevalenza di vegetazione delle vallette nivali con Salicetum herbaceae e Luzuletum spadiceae. Plantule arbustive con frammenti di Junipero-rodoreto (Rhododendretum ferruginei). Diffusi lembi di Sieversio-Nardetum per effetto del pascolo come confermano le popolazioni di Cirsium spinosissimum che segnalano il contributo di azoto derivante dalle deiezioni animali. Nei tratti con litosuoli (rupestri o detritici) si affermano, fra altre specie: Dryopteris villarii, Huperzia selago, Saxifraga bryoides e ancora Luzula alpinopilosa, qui con Phleum rhaeticum.

    03

    Pianoro umido e sorgentizio con bella popolazione di Eriophorum scheuchzeri. Non mancano i tipici elementi di valletta nivale (inclusi i muschi del Polytrichetum sexangularis), con sfagni e altre componenti del curvuleto.
Può essere definito come tipico ambiente di TUNDRA ALPINA.

    04

    Specchio d’acqua libera (sempre attraente) ben popolato da Eriophorum scheuchzeri (infiorescenze singole e globose), in una splendida cornice panoramica.
Diffuso anche Eriophorum vaginatum (infiorescenze multiple per ogni fusto con guaine rigonfie ai nodi).
Poco oltre, a circa 30 metri, si localizza un’altra pozza con acque libere, eriofori e larve di Tricotteri.
    Sul fondo si raccoglie il tipico limo glaciale.

    05

    Il centro della vallecola imboccata fin dall’inizio è qui caratterizzata da una stazione nitrofila (abbondanza di azoto) con Cirsium spinosissimum in evidenza. Non mancano gli elementi del Luzuletum spadiceae e del Sieversio-Nardetum.
Compaiono anche i cespi di Carex sempervirens (formazioni prative più consolidate) mentre in zone acclivi più xeriche prevalgono gli elementi del Festucion variae.
Nelle depressioni con accumuli limosi si afferma la robusta poacea dalle foglie taglienti Deschampsia caespitosa. Qui la presenza di animali pascolanti è più evidente e funghi del genere Coprinus crescono sulle deiezioni. Con Poa alpina, spesso prevalente, e la stessa Deschampsia, l’altrettanto robusta Festuca pratensis. Tra queste graminacee si sviluppano significative popolazioni di Gentiana punctata.
Sulla destra della vallecola, scendendo, si notano licheni su pareti. In realtà la vegetazione casmofitica come spesso si osserva sui substrati silicei, non è quella litofila specifica e nelle fessure si insediano entità tipiche di formazioni erbacee (Curvuletum s.l. e Juncetum trifidi).
Altri aspetti del Festucion variae e arbusteti con ginepro nano e rododendro completano il mosaico. Sempre abbondante è Rhodiola rosea. Phyteuma globulariifolium conferma che si tratta ancora di una tipica vegetazione ipsofila.
Sui terrazzini pianeggianti o poco acclivi che si sviluppano alla base si nota ancora Eriophorum vaginatum, indicatore di ristagni torbosi, associato a specie relativamente più xerofile quali Loiseleuria procumbens e Vaccinium gaultherioides. Tra gli elementi del Festucion variae, qui in stazioni rupestri, anche Hieracium alpinum.

    06

    Verso il fondo della vallecola, sulla destra, si notano popolazioni di Anemone baldensis e le roccette di colore più chiaro rispetto al substrato porfirico confermano la presenza di inclusioni calcaree.
Da registrare la presenza di Artemisia genipi, mai comune in questi ambiti. Hutchinsia alpina, Silene pusilla e Salix serpyllifolia sono entità non esclusive della silice. Ben riconoscibile Cerastium uniflorum, al contrario della poco appariscente orchidacea Coeloglossum viride. La carnivora Pinguicula leptoceras e l’esile Draba dubia sono diffuse nelle adiacenze.

    07

    Raggiunto il fondo della vallecola, si scorge ancora l’arrivo della funivia e la vegetazione è gradualmente diventata una formazione tipica del pascolo, sia pure sempre interessato da apporti detritici, con felci e ancora elementi della vegetazione subnivale. In un lembo di pianoro prosciugato è ancora vitale Eriophorum scheuchzeri.
Nella vallecola torbosa di ruscellamento sono riconoscibili Carex nigra e Juncus filiformis. Phyteuma hemisphaericum spunta da alcune fessure in cui la specie guida caratterizzante è Saxifraga bryoides.Nelle nicchie più fresche sono ben diffuse Viola biflora e Asplenium viride.

    08

    Qui sono presenti pozze e depressioni pascolate in cui la vegetazione, in buona parte riferibile al Caricion nigrae, è caratterizzata da residui erioforeti (sempre le due specie: Eriophorum scheuchzeri ed Eriophorum vaginatum), e torbiera acidofila a Carex nigra con abbondante Carex stellulata. Il pascolo non igrofilo è riconducibile a Sieversio-Nardetum.
In una pozza con acqua libera abbonda Poa supina e sono evidenti gli effetti di un pascolo più intenso. Si tratta di un valido esempio di Poo-Cerastietum cerastioidis (espressione subnitrofila, igrofila e subnivale di tali ambienti, sempre molto circoscritti).

    09

    Stazione caratterizzata da una spettacolare fioritura (in epoca adeguata) di Pinguicula vulgaris nel tricoforeto a Trichophorum caespitosum che di qui in avanti, fin verso il Lago, caratterizza estesi pendii con ruscellamento (il substrato è sempre poco drenante) alternato a periodi con relativa secchezza.
Ben apprezzabili a livello geomorfologico i lastroni porfirici derivanti da esarazione glaciale. Elementi di nardeto si associano a stazioni torbose con sfagni che sono riconducibili al tipico Caricetum nigrae, nel quale si apprezzano sempre le belle, candide e prolungate fioriture di eriofori.

    10

    La stazione è caratterizzata da una vallecola sempre un po’ umida, come di regola nel contesto dei substrati porfirici poco permeabili. Fortemente pascolata come dimostra lo sviluppo di vegetazione nitrofila segnalata da abbondanza di Urtica dioica, Cirsium spinosissimum, mentre Ranunculus acris e le entità del genere Alchemilla richiamano anche la freschezza e, appunto, l’umidità del sito. Si tratta di lembi riconducibili a espressioni che richiamano cenosi di Rumicion alpini.

    11

    Gli specchi di acqua libera sono popolati da anfibi (sito riproduttivo soprattutto per Rana temporaria). Questi ambienti umidi, così frequenti e diffusi sui versanti sopra il lago, garantiscono condizioni ideali per lo sviluppo di interessanti popolazioni indicatrici di una buona qualità complessiva. Questo ambiente è articolato con un variegato mosaico di habitat. Acqua libera, Eriophoretum scheuchzeri, Caricetum nigrae, Cratoneuro-Philonotidetum seriatae (di ambito sorgentizio con Epilobium alsinifolium). Particolarmente significativa la presenza di sfagni con abbondante Viola palustris. Da rilevare l’immancabile Deschampsia caepistosa, il minuscolo Gnaphalium supinum e alcuni salici (Salix hastata in particolare). Sul detrito a sinistra della pista spiccano specie guida quali Petasites paradoxus (non comune su silice), Geum reptans, Dryopteris villarii. Arabis alpina è diffusa un po’ ovunque, mentre sorprende la presenza di Gymnocarpium dryopteris, felcetta che ha il suo optimum in ambienti nemorali.